fotografia d'arte per valorizzare uno spazio arredato

La fotografia e lo spazio arredato

Progetti

Inserire immagini fotografiche in un contesto arredato, perché ci parlino, ci ricordino qualcosa oppure perché parlino di noi, comporta una serie di attente valutazioni. Sono molti i fattori da considerare quando si inserisce un’opera fotografica in un ambiente. La fotografia è un’arte che ha un rapporto speciale con l’architettura e l’arredamento contemporanei.

La fotografia è un’arte che ha un rapporto speciale con l’architettura e l’arredamento contemporanei.

È vero che viviamo immersi in un flusso continuo di immagini digitali.  Ne scattiamo tutti moltissime ogni giorno, con maggiore o minore competenza e ne vediamo molte di più. Quando però una fotografia entra nello spazio arredato deve essere una foto scattata e stampata con un’attenzione speciale, con sensibilità artistica, per aggiungere valore a un arredamento contemporaneo. Per stare bene su una parete, una foto deve essere un’opera d’arte.

Mud Mood

Arte e artisti, Reportage, Sculture

Sandro Scarmiglia e le sue sculture di fango in mostra da Pavart Roma.

Una mostra di forte impatto sensoriale è stata quella curata e allestita da Velia Littera per Sandro Scarmiglia, scenografo e scultore. Il pavimento della galleria ricoperto di paglia si espandeva anche fuori, sulla strada invitando ad entrare il pubblico della strada. Il suono di sottofondo di uno strumento aborigeno australiano, il didgeridoo era la colonna sonora. Un suono così ancestrale e misterioso che non posso fare a meno di ascoltare anche ora mentre scrivo. Guardando le sculture di Scarmiglia da vicino, passeggiando tra l’una e l’altra, i suoni sembravano provenire direttamente dalle loro cavità, con un effetto che ha attratto molti visitatori.

Sandro Scarmiglia realizza le sue sculture con un composto materico fatto di fango e colla. Le forme impresse nella sua mente prendono vita e si assiste alla creazione di forme scultoree contemporanee, astratte e “semplici”. Forme pure e minimali che evocano un’arte primitiva, sinuosa ed elegante nella sua essenzialità. 

Da Exibart

Come al solito mi sono divertita ad esplorare la mostra con la mia macchina fotografica. Qui un assaggio del mio reportage.

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Fiber art

Arte e artisti, Reportage

Qualche anno fa ho conosciuto il lavoro di Olga Teksheva, artista russa che vive a Roma e opera nel campo della Fiber art. Le sue istallazioni mi hanno incuriosito e ci ho trovato dentro un mondo da fotografare. Questa in particolare si intitolava “Il bosco incantato” ed è stata esposta da Pavart durante la mostra “Flusso di linfa“.

Ho fotografato varie opere di Olga, in vari contesti. Qui i dettagli di una istallazione esposta l’anno scorso, durante la Rome Art Week 2018.

Qui sotto Olga al lavoro nel suo studio. È incredibile come da un piccolo spazio come il suo laboratorio possa prendere corpo e volume una produzione così visionaria e complessa, che poi si allarga nello spazio espositivo creando degli scenari fantastici. Il mio obiettivo fotografico è attratto da questi micro paesaggi.

Santa Francesca Romana

Ispirazione, Reportage

Queste foto sono scattate all’interno dell’antica casa di riposo per il personale di servizio della famiglia Doria Pamphilij. Qui venivano ospitati quanti avevano lavorato nelle proprietà della famiglia e che non potevano più mantenersi da soli. Oggi la stessa famiglia guida la gestione di una Onlus che continua l’attività assistenziale a beneficio degli anziani fragili del quartiere Trastevere. Il luogo ha un fascino singolare, con i sui angoli delabré, con le figure evanescenti dei suoi abitanti, il suo silenzio così prossimo al frastuono del centro di Roma. Oggetti d’uso, come letti, tavoli, sedie, sono stati disposti in modo da ricreare, nelle grandi camerate comuni, l’assetto antico di questa istituzione benefica. Il contributo della famiglia Doria-Pamphilij, che promuove le attività di gestione e di finanziamento dell’istituto, ne testimonia l’incidenza nel tessuto sociale di ieri e di oggi.

L’inizio di una storia a lieto fine può anche partire da uno scenario povero, legato ad un passato remoto, intriso di malinconia. Qualcosa di questi ambienti mi fa pensare alle illustrazioni di certi libri per l’infanzia molto vecchi, con le pagine ingiallite, che raccontano di orfanelli e di matrigne, a cui a un certo punto succede qualcosa di meraviglioso. Questi oggetti poveri in ambienti così ampi e nobili, mi fanno immergere in atmosfere come quelle evocate dai diorami di Paolo Ventura (un tuffo al cuore).

MAAM

Arte e artisti, Reportage

Il Museo dell’Altro e dell’Altrove

Una passeggiata in un luogo molto singolare: il Museo MAAM dell’Altro e dell’Altrove, ospite della Metropoliz_Città Meticcia , in compagnia di Velia Littera, curatrice e gallerista di Pavart a Roma. Velia mi ha portato a scoprire un mondo popolato di opere d’arte vive.  In questi ambienti, appartenenti ad una ex fabbrica di salumi, passata alla proprietà di un gruppo romano delle costruzioni ma di fatto in stato di abbandono,  sono in parte occupati da una piccola comunità di immigrati e precari che la abitano abusivamente.  Accanto alle famiglie che vivono lì, negli ambienti un tempo adibiti a mattatoio, un notevole numero di artisti ha riempito spazi e superfici con opere e installazioni di notevole valore, artistico e ideale.

La cosa che colpisce appena entri negli spazi espositivi è l’odore, a tratti insopportabile, di muffe, umido e altro, non ben identificato.  Devi stare attento a dove cammini perchè i macchinari dismessi del salumificio ingombrano il passaggio, le opere sono dappertutto.  Gli artisti infatti si sono annidati, incastrati in ogni angolo, per lasciare le loro tracce. Questo fa sì che ogni metro quadrato sia denso di oggetti e di immagini.

Bebé Bang Bang

Sono andata lì per trovare e fotografare, Bebébangbang, una delle opere di Roberta Morzetti che costituiscono l’oggetto del progetto RO-MA, esposto in occasione della Rome Art Week 2018 da Pavart.

Un villaggio custodisce l’arte

La letteratura web sull’argomento MAAM è nutrita, e rimando al manifesto degli ideatori di Metropoliz,  ma anche ai contributi  critici di Art Tribune.  L’azione di Giorgio De Finis, sociologo e antropologo che ne è l’ideatore, oggi anche direttore del MACRO, non manca di generare critiche. Gli artisti invitati a contribuire a questo progetto di occupazione infatti, si pongono in contrasto con le politiche della museificazione dell’arte nel nostro paese. Nei giudizi dei visitatori, tuttavia, escono vittoriosi dal confronto con istituzioni blasonate (penso al MAXXI) che offrono assai meno cose da vedere, emozioni da provare, interrogativi da porsi: in breve molta meno arte del ventunesimo secolo.

Sorprende, nel fare una ricerca su Google, l’alto rating attribuito al MAAM, non già da riviste specializzate, ma da Trip Advisor.  In effetti l’esperienza del visitatore è forte, ricca, a volte un pugno nello stomaco, ma immersiva e stimolante.  Tutta l’operazione rappresenta un esperimento sociologico attuato per mezzo della leva culturale.  La comunità che abita gli spazi annessi all’ex salumificio è pacifica (molti bambini giocano e corrono all’aperto), coinvolta anche nella scelta delle opere da esporre, che sono sottoposte alla valutazione di un’assemblea partecipata.  Il risultato sociale è degno di osservazione. Qui si respira un’aria di piccolo villaggio abitato da famiglie, che custodiscono un contenitore, sgangherato, di tesori d’arte. Siamo molto lontani da altri luoghi occupati abusivamente, scenari desolanti di un degrado spesso irrecuperabile.  

Ora le sorti di questi spazi e di questa comunità sono appese al filo esile della politica che deve prendere decisioni, dettate dalle sentenze della magistratura, se vuole risarcire una proprietà defraudata, senza danneggiare il Museo e senza scaraventare in mezzo alla strada gente in cerca di riscatto. La presenza di opere di valore, (che cosa imbarazzante da dire), potrebbe essere in grado di frenare le ruspe più delle famiglie di immigrati.