La vera opera d’arte 

Vado volentieri per mostre d’arte e di fotografia. Stavolta al Macro di via Nizza, dove, accanto alla prima retrospettiva completa su Gillo Dorfles, ho visto “Il presente” per la quattordicesima edizione del Festival di Fotografia di Roma. Bene, uscita da una mostra mi torna sempre una certa voglia di fotografare o anche di guardare alle mie foto con occhi nuovi e non solo perché artisti fino a quel momento per me sconosciuti sono riusciti a trasmettermi idee, sensazioni, informazioni. Questo è molto ma non è tutto. Una delle cose che più mi lascia stupita, in molti casi, è l’opera non esposta, quella non visibile, ma quella più strabiliante: il modo in cui l’artista si è mantenuto per tutto il tempo necessario a produrre le sue opere. Esattamente: il modo in cui il fotografo tedesco che espone n vedute dell’acquedotto Claudio attraverso sciatte strade della periferia romana ha pagato l’affitto, il modo in cui quell’altro che ha incorniciato tutti uguali 96 scatti di: angoli di strade, monnezza, barche, scarpe rotte, pezzo di carta strappato, topo, uno visto da dietro, una macchina zozza, ha pagato le spese di stampa, il cibo, i viaggi e quant’altro utile a ottenere oltre al proprio sostentamento le energie e le ispirazioni che hanno contribuito alla sua stessa creazione. Non importa se l’opera mi piace, mi colpisce o mi commuove: è la vita dell’artista che mi riempie di ammirazione. Anzi, più l’opera è volutamente e apparentemente insignificante (e nel campo della fotografia contemporanea non di rado è così) più mi chiedo: “Ma come ha fatto costui/costei a pagare l’affitto, a pagarsi la previdenza, magari a mantenere la famiglia, ammesso che ce l’abbia, per tutto il tempo necessario a portare a termine il progetto, incluso quello necessario a stringere rapporti efficaci col curatore della mostra?”

È un po’, sotto un’altra forma il vecchio “Embè? E che ci vuole, sono capace pure io.” , esclamato davanti a una tela sgocciolata di colore di Pollock o a un taglio di Fontana.

[su_pullquote]Orrore! Ma non avevo superato questa fase?[/su_pullquote]

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[su_pullquote]Oddio, ma allora che ho studiato a fare?[/su_pullquote]

Ma anche no. Che la vita dell’artista è la vera opera d’arte in fondo non è poi tanto una banalità o un’eresia. Ci sono fior di artisti contemporanei che lo hanno affermato e dimostrato. E in fondo, la cosa più ammirevole della mostra nella sala al piano di sopra del Macro, è la timeline lunga 104 anni che racconta la vita di Dorfles fin qui (egli non ha finito di produrre la sua arte), elenca tutti i libri che ha scritto, le mostre che ha curato eccetera eccetera eccetera, eccetera, ecc…….

N.B. Comunque, le mie foto di questo post sono state scattate al Macro, sul terrazzo all’ultimo piano, e pur avendo l’aspirazione di sembrare opere astratte, concettuali, minimaliste e chi più ne ha più ne metta, non contribuiranno in alcun modo al mio bilancio familiare. Per dire.

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Tessuto vegetale

 

Il tessuto vegetale di una guaina di bambù secca e accartocciata ha un  aspetto interessante, osservato attraverso il mio obiettivo macro.

La consistenza cartacea, rigida, sottilmente plissettata di queste guaine ammucchiate ai piedi delle piante mi ha incuriosito.  La loro superficie interna, appena staccata dallo stelo della pianta è lucida.  La guaina si arrotola su se stessa ai margini e lungo le striature disegnando con il suo orlo il ghirigoro di una spirale. La guaina che avvolge lo stelo del bambù ancora tenero perde la sua funzione protettiva quando questo diventa grande.  Il tessuto vegetale, quando si stacca,  cade e perde vita ma rivela la sua struttura architettonica. Foto scattate in un mio recente safari fotografico nell’Orto Botanico di Roma.

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Orchidee

Il fascino intrigante delle orchidee fotografate molto da vicino, con una lente macro. La luce naturale, che le rende così affascinanti è quella dell’ultimo raggio di sole della giornata, orizzontale, diretto. Controluce si rivela la struttura del fiore e le ombre disegnano curve impensate.

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Con occhi di donna

In occasione dell’apertura del “Workshop Internazionale di Chirurgia mini invasiva”, organizzato dalla S.I.C.O. (Società italiana di Chirurgia Oncologica), ho avuto l’incarico di mostrare ai congressisti  uno slideshow composto da mie fotografie.  L’evento inaugurale del congresso,  che si tiene l’8 marzo presso il Marriott Courtyard Hotel di Roma, è tutto dedicato alle donne. Infatti è al mondo delle donne che mi è stato chiesto di ispirarmi. Per non limitarmi a qualche aspetto esteriore dell’universo femminile,  ho voluto condividere un certo modo che abbiamo noi ragazze di osservare la natura e di meravigliarci dei suoi fenomeni.  Per questo ho voluto intitolare il video “Con occhi di donna” e accompagnare le immagini con la voce di una musicista e cantante inglese che amo molto, ADELE.

 

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