Donald Robertson

Un librone poggiato su un mobile del salotto mi sorride. Scopro Donald Robertson aka @Drawbertson così, per caso. Ci casco dentro e non ne esco più.

Un sacco di persone (famose) con i loro complimenti accompagnano le pagine delle sue immagini.  Sono colpi di pennello, nastro adesivo, etichette, scatole di prodotti, colla, porporina, su cartone ondulato, su palloni di gomma, su noci di cocco, scatole, buste, lattine. Qualunque cosa.  Ah, e sì, le scatole delle pizze. Il suo è un gioco e si serve di materiali da scuola dell’infanzia per incantare con una risata la supponenza delle riviste di moda.  Lui parla coi suoi colori.  Non richiede alcuna spiegazione. Eppure la sa lunga, uno che è stato direttore creativo di Estée Lauder, ha lavorato alle redazioni di riviste importanti.  Interessante anche come si è reso famoso al grande pubblico attraverso Instagram. Qui, su Vanity Fair.

Eserciti di modelle che marciano verso di te, evocate da colpi decisi di pennello, dove bocche e occhi sparano gioia e sensualità.  Perfette le movenze, le posture, i caratteri.  Corpi, capelli tessuti sono rappresentati come la fotografia non sa fare.  Sembra infatti che a volte la fotografia di moda nasconda gli abiti più che rivelarli, preoccupata di significare più che di rappresentare.  Invece Drawbertson rende tutto chiaro. I tessuti cadono come lo stilista vuole e sembra anche di sentirne il peso e la consistenza e come si muovono al passo delle indossatrici.

Un sacco di testimonial illustri siglano i commenti alle sue opere, mentre le rare note a margine dell’autore sono a mano libera e rimandano alla rete, dove, come in una serie di scatole cinesi, si continuano a scoprire mondi fascinosi.  Complimenti per come riesce a mantenere i suoi cinque figli divertendosi così.  Un vero maestro, generoso anche di consigli. Ne seguirò qualcuno.

Per esempio quello di non insistere a pensare “out of the box” a tutti i costi.  Fatti la tua scatola, lui dice, datti dei limiti, circoscrivi il tuo pensiero e nell’ambito dei limiti che ti sei dato, dai il meglio del meglio di te.  Fai ciò che sai fare come nessun altro saprebbe farlo. Fai poche cose e falle bene. Una bella lezione per un’eclettica come me.

 

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